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Corsa verso il baratro

Elizabeth George

Come ogni mattina, malgrado il freddo e la fitta nebbia, Elena Weaver, giovane e bella studentessa del St Stephen's College di Cambridge, esce all'alba per andarsi ad allenare lungo il fiume. E, come ogni mattina, la sua dovrebbe essere una corsa tra i parchi della cittadella universitaria. Qualcuno, però, la sta aspettando... Un delitto assurdo, perpetrato con spietata ferocia. Elena, benché sordomuta, era così piena di vita, di sensualità e al tempo stesso di innocenza che nessuno riesce a spiegarsi una fine tanto orribile. La tragedia ha un impatto devastante sul mondo dorato del college inglese, cui appartiene anche il padre della ragazza, stimato professore che aspira a una cattedra di prestigio. E forse la verità va ricercata proprio in quell'universo rarefatto, oltre che nella cerchia familiare. Il college chiama in causa New Scotland Yard, e tornano in scena l'ispettore Thomas Lynley e il sergente Barbara Havers, pronti a rovistare negli armadi più oscuri dell'esclusivo ambiente di Cambridge, sicuri di trovarvi, fra ampie toghe e letture shakespeariane, ben più di uno scheletro. Ma incontrano subito grossi ostacoli, primo fra tutti la difficoltà di inquadrare la personalità della vittima. Chi era realmente Elena Weaver? L'angelo innocente che qualcuno ricorda o il demone perverso di cui parlano altri? Dalle testimonianze emerge un quadro sfuggente, offuscato dal turbinio di passioni che la circondavano, e che renderà ancora più complicata la soluzione del caso.

 

Diciannove minuti

Jodi Picoult

Sterling è una tranquilla cittadina americana dello New Hampshire dove non succede mai nulla, fino a quando accade l'impensabile: un ragazzo di diciassette anni, Peter Houghton compie una strage di studenti nel suo stesso college. Cerca a sua volta di uccidersi, ma la polizia riesce a impedirlo e lo arresta. Con il 'mostro' sbattuto in prima pagina e in prigione, l'intera comunità - genitori, amici, fidanzati, conoscenti delle vittime - straziata, fatica a fare i conti con una realtà peggiore di un incubo: vite stroncate, altre storpiate, deturpate per sempre. Per ironia della sorte, tra i feriti c'è anche Josie Cormier, testimone chiave e figlia del giudice incaricata del processo. E fra i professori del college c'è il padre di Peter, che da bambino era amico di Josie. Ciascuna delle persone coinvolte tenta, fra passato e presente, di comprendere i perché di ciò che è successo in un dialogo a più voci intenso e spiazzante perché fa capire come la realtà sia perversamente complessa, come gli studenti modello possano rivelarsi degli aguzzini e come i mostri possano rivelarsi vittime disperate, in un'età in cui quanto è maggiore il bisogno di amore e comprensione, tanto minore è la capacità di mostrarlo, un'età in cui le insicurezze spingono al conformismo che non tollera diversità. Sono tante le domande che pone Jodi Picoult e sono tutte importanti: è possibile che un figlio possa dimostrarsi un perfetto estraneo agli occhi dei propri genitori? Che cosa significa essere diversi nella nostra società? Fino a che punto può arrivare il desiderio di vendetta da parte di una vittima? E soprattutto: che diritto ha, chiunque, di giudicare gli altri? Ancora una volta Jodi Picoult sa trovare le parole giuste per raccontare storie scomode, difficili, ma autentiche e urgenti.

 

Gli effetti secondari dei sogni

Delphine de Vigan

Lou Bertignac ha dodici anni: la sua famiglia, chiusa nel ricordo inconfessabile di una tragedia del passato, vive in un silenzio opprimente, mentre a scuola la sua intelligenza fuori dal comune l'ha portata in una classe avanzata, piena di studenti più grandi che non hanno nulla a che spartire con lei. Incapace di creare una relazione con chiunque, Lou passa la maggior parte del suo tempo libero a vivere le emozioni degli altri: guarda il calcio in televisione per osservare la gioia dei giocatori, spia le persone per strada e, soprattutto, frequenta le stazioni ferroviarie parigine perché in quei luoghi si concentra l'emozione di amanti che si salutano, di famiglie rimaste a lungo separate, di amici che si ritrovano. È proprio qui, alla stazione di Austerlitz, che Lou trova, tra la folla, una ragazza appena più grande di lei, Nolwenn, che si è lasciata alle spalle un passato difficile e ora vive da randagia. Tra le due, nel tempo di uno sguardo, si crea un'intesa speciale, che nessuna delle due aveva mai trovato prima. Due ragazze totalmente sole, diverse ma destinate, in qualche modo, a riconoscersi tra la folla della città, finiranno così per stringere un'amicizia che, nata lentamente, arriverà a cambiare la loro vita e il loro mondo. La vicenda, drammatica eppure lieve, di due vite chiamate a intrecciarsi e, se non a salvarsi, almeno a trovare nuove speranze.

 

Ho qualcosa da dirti

Hanif Kureishi

Dove puoi fuggire quando i fantasmi del tuo passato ti inseguono senza sosta? Jamal è uno psicoanalista che vive nella Londra di oggi. Ha una moglie da cui è separato, un figlio che adora, una sorella difficile e un caro amico che in età avanzata scopre le gioie del sesso non convenzionale. Ha molti ricordi, diverse avventure da raccontare, e la storia vivace e piena di chi ha sperimentato sulla sua pelle i cambiamenti e le rivoluzioni che hanno ridisegnato il mondo negli ultimi trent'anni. Ma soprattutto, Jamal ha un segreto che lo tormenta da decenni: il peso di un omicidio, tragicamente legato alla scomparsa del suo primo amore, Ajita. Mentre nella sua mente si affollano le scene del passato e le complicazioni del presente, e tutto sembra precipitare, ecco che ciò che è stato ritorna prepotentemente a cercarlo, e lo mette di fronte a una scelta, a una possibilità di riscatto e alla potenza devastante del suo bisogno d'amore. Hanif Kureishi torna con nuovo slancio e rinnovata passione alle atmosfere vitali e all'ironia tagliente del suo primo romanzo, "Il Budda delle periferie", componendo un affresco che parte dagli anni settanta e arriva, fra droghe, cultura pop e rovesciamenti politici, fino ai turbamenti della Londra moderna. Per raccontare l'amore, il sesso, il desiderio, il rimpianto, e la continua e spesso esilarante ricerca di noi stessi.

 

Icaro

Francesco Guccini

Ragazzi che nel dopoguerra giocano con quel che trovano, fossero anche residuati bellici; giovani partigiani in attesa nei boschi dell'Appennino; bambini che assistono stupefatti alle complicate macchinazioni degli adulti. E indigeni astuti alle prese con i vacanzieri di turno, pensionati ormai al finale di partita, cocchieri palermitani che devono saper tenere i segreti... Guccini tratteggia delle figure, inquadra dei dettagli, ne sottolinea altri, in una successione di racconti che si fanno eco, come sette tracce di un ideale album, e che sono altrettanti squarci di esperienza, lampi di vita ora malinconica, ora arguta, ora straziata. Racconti poetici, ironici, anche crudeli, talvolta misteriosi, ma sempre di esemplare nitidezza, storie la cui semplicità lievita attraverso una scrittura sorvegliata, visiva, scoppiettante di invenzioni linguistiche. In queste sette storie, l'universo narrativo di Francesco Guccini si riconferma in tutta la sua densa essenzialità, e il lettore appassionato ritrova gli ambienti, i personaggi, le atmosfere più classiche del mondo dell'autore bolognese, e quella sua inesausta vena civile, ancora una volta al servizio di una emozionante fantasia narrativa.

 

Il castello nella foresta

Norman Mailer

Uno dei romanzi piú discussi e acclamati della letteratura americana. Una grande Commedia Umana dell'orrore e della depravazione. Un misterioso ufficiale delle SS, sotto la supervisione diretta di Heinrich Himmler, indaga su Hitler e le sue origini scoprendovi le tracce di una forza demoniaca, oscena e corruttrice. In una torrida notte di luglio del 1888 un uomo e una donna concepiscono un figlio in una locanda di Braunau. Non sono soli. Con loro c'è una presenza occulta che assiste, anzi, partecipa attivamente al concepimento "come l'arcangelo Gabriele fece con Geova in una notte cruciale a Nazareth". Lui è Alois Hitler, alto ufficiale della dogana con un'insana passione per le donne, la birra e le api. Lei è Klara PoelzI, terza moglie nonché, con ogni probabilità, figlia dello stesso Alois Hitler. Il terzo incomodo è il diavolo. II 20 aprile 1889, nove mesi e dieci giorni dopo quella notte, nascerà Adolf Hitler. Ed è proprio il diavolo, sotto le mentite spoglie di un ufficiale delle SS, a narrare con brio infernale, da un incipit che rimanda direttamente a Moby Dick ("Potete chiamarmi D. T."), le vicissitudini della famiglia Hitler rivelandone senza remore i segreti piú turpi e inconfessabili. Solo un maestro della scrittura con il coraggio di Norman Mailer poteva decidere, giunto all'ultima prova, di affrontare il personaggio piú scomodo in un corpo a corpo che si riflette sulla pagina senza esclusione di colpi. E trovare, proprio in Adolf Hitler, l'ispirazione che gli ha concesso di scrivere il suo grande libro.

 

Il cavaliere dal farsetto giallo

Arturo Pérez-Reverte

E questa la Spagna che fa da sfondo alle avventure del Capitano Diego Alatriste, taciturno veterano di guerra e assassino mercenario, disposto ad uccidere per quattro maravedì, ma non a mancare di rispetto al coraggio e al valore degli avversari o ad abdicare al proprio senso dell'onore per servire. E la Spagna di Filippo IV, il re asceso troppo giovane al trono di un regno troppo grande. La Spagna di quel Conte-Duca di Olivares, favorito del giovane monarca, che fu il vero reggitore di quell'impero alla cui dissoluzione contribuì pesantemente con la sua dissennata politica estera. La Spagna che possiamo ritrovare dipinta nelle grandi tele di Diego de Silva y Velasquez, che di Filippo IV e del duca di Olivares fu il ritrattista favorito. La Spagna dei grandi poeti e dei drammaturghi, degli spettacoli fastosi e stupefacenti, di Lope de Vega, di Pedro Calderon de la Barca, di Francisco de Quevedo, ma anche quella dei tribunali dell'Inquisizione e degli autodafè. E sono questi personaggi, che appartengono alla storia quando non alla leggenda, della Spagna che animano le pagine di Capitano Alatriste, romanzo nel più puro stile di cappa e spada.

 

Il matematico indiano

David Leavitt

Ad appena 37 anni, G.H. Hardy è considerato uno dei più promettenti matematici del suo tempo. Una mattina di gennaio del 1913 il brillante studioso, ormai cattedratico a Cambridge, riceve da uno sconosciuto ammiratore della sua opera una lettera in cui, con ogni evidenza, si cela un eccezionale talento. L'autore della missiva, un umile contabile di Madras di nome Srinivasa Ramanujan, dichiara tra le altre cose di possedere la soluzione di un importante e complesso problema matematico che lo stesso Hardy aveva impostato in un suo scritto, senza essere in grado di risolverlo. Inizialmente scettico, Hardy decide tuttavia di crearsi l'occasione di un viaggio in India, in compagnia di alcuni amici, allo scopo di conoscere il misterioso impiegato. Al suo arrivo troverà un giovane che, pur essendo stato incapace nella sua vita di condurre a termine un vero e proprio corso di studi, possiede un genio assoluto per il calcolo. Da quel giorno tra Hardy e Ramanujan nascerà un intensissimo rapporto di collaborazione che con il tempo, e soprattutto in seguito al trasferimento di quest'ultimo in Inghilterra, sfocerà in una difficile e contrastata relazione d'amore. Dipanando con la sapienza del grande narratore un episodio cruciale della storia del pensiero matematico, Leavitt esplora nel suo nuovo, avvincente romanzo temi cruciali come il genio e l'identità, disegnando la complessa dinamica umana e culturale tra due uomini, l'uno convinto che la matematica altro non sia che la rigorosa verifica di verità relative, l'altro imbevuto dell'orientale, suggestiva certezza che i numeri invece sono gli scintillanti riflessi della metafisica.

 

Il silenzio

Jan Costin Wagner

Nell'estate del 1974, durante i campionati del mondo di calcio, una ragazzina viene violentata e uccisa nei pressi di Turku, in Finlandia. Le indagini della polizia, condotte da Antsi Ketola, non portano ad alcun risultato. Trentatre anni dopo, nel luogo in cui una semplice croce ricorda la vittima, viene rinvenuta la bicicletta di un'altra giovane, Sinikka Vehkasalo: uscita per andare all'allenamento di pallavolo non è piú tornata a casa. Il caso viene affidato a Kimmo Joentaa, e Ketola, andato in pensione da poco, si dichiara disponibile ad aiutarlo. Intende in qualche modo riparare a quell'insuccesso professionale che ancora gli brucia, ed è profondamente convinto che vecchio e nuovo delitto siano opera di un'unica persona: del resto i parallelismi sono davvero troppi per pensare a semplici coincidenze. Ma il nuovo crimine non sconcerta solo la polizia e i genitori delle due ragazze, annichiliti gli uni dallo strazio recente, gli altri da un dolore antico e incancellabile. Riattiva anche il ricordo di uno dei complici di allora che si è frattanto costruito una famiglia, ha un buon lavoro, insomma conduce un'esistenza rispettabile. Il viaggio che intraprende nel passato si trasforma per lui in un implacabile confronto con la propria coscienza, con una responsabilità troppo a lungo rimossa.

 

L'estate dei morti viventi

John Ajvide Lindqvist

Stoccolma è sull'orlo del caos. Dopo un'ondata di caldo torrido, in città si è creato un campo elettrico di grande intensità: le luci non si spengono, gli apparecchi elettrici non si fermano, i motori continuano a girare. E mentre nell'aria si avvertono strani ronzii, si scatena una violenta emicrania collettiva. È un ubriaco a vedere per primo una minuscola larva bianca che come uno spirito penetra il marmo di una lapide. Poco dopo, si diffonde la notizia che negli obitori i morti si stanno risvegliando. La prospettiva di ritrovare i 'cari estinti' scatena le reazioni più disparate in una società che fa di normalità e consuetudine il proprio paradigma, ora improvvisamente sconvolta da un fenomeno incomprensibile. E così, tra tanti, un vecchio giornalista corre a disseppellire il nipotino; un'anziana signora riceve una visita alquanto insolita in piena notte; un uomo disperato è convinto di poter riavere la moglie. Ma quando i morti tornano, cosa vogliono? Quello che desiderano tutti: tornare a casa. E riaverli con sé, non è esattamente come ci si aspettava. Scrittore horror di originale talento nel panorama letterario nordico, John Ajvide Lindqvist racconta una storia emozionante sulle nostre paure più grandi e l'amore che sfida la morte. Perché alla fine, è proprio d'amore che si tratta, della capacità di lasciare i morti al luogo cui appartengono, trattenendoli soltanto nei nostri ricordi. "Ed è li che devono restare, da nessun'altra parte".

 

La casa madre

Letizia Muratori

Quando Irene riceve dall'America, nel suo bel cavolo di plastica, la bambola che aspettava, sa già che per quella creatura di stoffa vagamente orrifica dovrà essere, rispettando alla lettera le ferree regole imposte dalla fabbrica, una vera madre, così come vere madri già sono, o stanno per diventare, tutte le sue compagne di classe, al collegio del Sacro Cuore di Gesù. Quello che Irene ignora è fino a che punto si spingerà la simulazione. Quanto a Luca, il protagonista del secondo racconto che compone questo libro, ha deciso che le giovanissime, esotiche abitanti della pineta dietro casa sua sono in realtà le Winx: e quando si sente dire dalla più bella, Flora, quante monete dovrà sborsare per passare qualche minuto con lei, sa dove e come procurarsele. Ma ancora non sa in cosa esattamente consista il misterioso 'charmix' di quelle strane bambole. Benché separate nel tempo e nello spazio (la prima si svolge a Roma negli anni Ottanta, la seconda oggi, sul litorale del Lazio), le due storie di Letizia Muratori vanno considerate indivisibili. Lette in sequenza, si riveleranno infatti per ciò che sono: il copione di una commedia scalena e corrosiva, una storia quasi di fantasmi che costringe chi la legge a vedere il mondo adulto sempre e solo con gli occhi dei bambini - ma che per un singolarissimo gioco di sponda restituisce, di quel mondo, un'immagine che ferisce e persuade.

 

La dinastia di Ravenscar. L'eredità

Barbara Taylor Bradford

Ora che la Grande Guerra è finita, tutto sembra sorridere a Edward, il capo carismatico della famiglia Deravenel: i suoi cari sono sopravvissuti e il suo impero finanziario è in piedi. Ma sotto la superficie si agitano le discordie. Sua moglie Elisabeth è gelosa dell'amante del marito, le insinuazioni circolano e minano il buon nome del casato. Ma i veri guai vengono dal fratello George: il suo comportamento avventato provoca ricatti e tradimenti. La fortuna volta le spalle alla famiglia, disastri e tragedie si susseguono. Tocca alla figlia di Edward, Bess, tentare di salvare l'eredità dei Deravenel, e soprattutto al figlio di lei, Harry. E lui che cercherà di ricostruire la grandezza del casato. Deve però prima avere il figlio che tanto desidera. A qualunque costo.

 

La setta dei libri blu

Gordon Dahlquist

Miss Temple, una ricca signora di buona famiglia, arriva a Londra e si fidanza con un promettente diplomatico, Roger Bascombe. Non passa molto che una lettera scritta su carta intestata del ministero le viene recapitata: un laconico messaggio la informa dell'abbandono dell'amato. Sconvolta dalla notizia e decisa a trovare una spiegazione, Miss Temple pedina Roger all'uscita dal lavoro, seguendolo su un treno diretto fuori città. Giunta sulla soglia di Harschmort Manor, una villa inquietante immersa nella campagna inglese, Miss Temple abbandona le proprie inibizioni per poter avere accesso alla festa che si sta svolgendo al suo interno, frequentata da personaggi mascherati e semisvestiti. Nelle misteriose stanze dell'edificio, Miss Temple si trova coinvolta in un intrigo mozzafiato che cercherà in tutti i modi di sventare, affiancata da Cardinal Chang, un killer famigerato con un cuore di poeta, e dall'ufficiale Svenson, incaricato di sorvegliare e accudire un principe debosciato. Una setta di geniali ma loschi individui sta infatti complottando per ottenere il controllo di desideri e segreti altrui, utilizzando allo scopo dei libri di un misterioso vetro blu in grado di assorbire tutto ciò che popola le menti degli esseri umani. "La setta dei libri blu" è un romanzo che manda in frantumi le più frequentate convenzioni letterarie, pulsando di erotismo e tensione.

 

Margit

Douglas Kennedy

Quando arriva a Parigi, in una grigia giornata di gennaio, l'americano Harry Ricks è un uomo distrutto. Il suo matrimonio è a pezzi e l'università in cui insegnava lo ha licenziato. Senza soldi e senza un posto dove abitare, Harry si lascia andare a una vita di espedienti, pur cercando di lavorare al libro che ha sempre sognato di scrivere. La sua esistenza subisce una svolta quando incontra Margit, una donna ungherese dal misterioso passato, di cui si invaghisce. Lei è però avara di confidenza: stabilisce che lo incontrerà solo due volte la settimana per un paio di ore d'amore. Alla frustrazione di Harry si aggiunge presto l'inquietudine: da quando c'è Margit, una forza oscura sembra agire sulla sua vita, perché chiunque gli abbia fatto del male nel passato viene colpito dal destino. Perciò la polizia comincia a insospettirsi, e Harry si ritrova in un incubo dal quale non sa come uscire.

 

Nulla per caso

Rosa Teruzzi

Irene è una giovane cronista di nera in un quotidiano milanese. Naturalmente è precaria e naturalmente, anche sul piano sentimentale, non trova una stabilità, visto che s'innamora sempre degli uomini sbagliati. Forse perché ha una madre troppo perfetta e non ha mai, invece, conosciuto suo padre. A metterla ulteriormente in crisi è però la scoperta di possedere l'inquietante facoltà di percepire, con un semplice contatto, il dolore e il disagio degli altri. Ma quella che all'inizio le sembra una maledizione si rivela nel tempo un dono nel suo lavoro e un aiuto a "crescere" fino a scoprirsi più forte e, anche, ben più attraente, come le testimonia un affascinante commissario di polizia...

 

Quell'estate di sangue e di luna

Eraldo Baldini, Alessandro Fabbri

Enrico ha 11 anni e guarda in tv, affascinato, le immagini dell'Apollo con papà Paolo, mamma Clara e lo scettico nonno Siro. Nessuno può sapere che anche qui, a Lancimago, 500 anime, sta per accadere qualcosa di importante: ma molto, molto brutto... Una serie di avvenimenti terribili, nei nove giorni della missione Apollo, faranno scoprire agli abitanti che cos'è il vero orrore. Enrico, superando il silenzio e l'ottusità degli adulti, con la fantasia come unica arma, riuscirà a comprenderlo e a fermarlo. Per sempre? Ma che succede se il patto con una antica potenza è rotto? Enrico una idea se l'è fatta: e infatti lo ritroviamo, adulto, che torna a Lancimago, con il figlio di undici anni.

 

Quello che ti meriti

Anne Holt

Una dolente, umanissima coppia di detective: l'investigatore Stubo e la criminologa Vik. Lui, che ha appena perso moglie e figlia in un incidente assurdo, sa che l'unico modo per venire a capo del caso dei bambini scomparsi è convincere Vik a partecipare alle indagini. Lei non ne ha proprio voglia, ma non può restare indifferente di fronte al crescente orrore, e alla fine accetta. Tempo da perdere proprio non ce n'è, almeno finché c'è una speranza. Il primo di una serie di thriller investigativi che ha attanagliato i lettori di mezzo mondo per il nitore dei personaggi, la sottigliezza psicologica degna delle 'grandi' del giallo inglese, il gusto per la precisione e il respiro romanzesco, che alterna i colpi di scena a una comprensione profonda e pietosa della natura umana. In una atmosfera rarefatta dove, senza accorgersene, dalla prima all'ultima scena si trattiene il respiro.

 

Ragazza in un giardino

Anne Tyler

Pamela Emerson è rimasta vedova da poco e vive da sola, a Baltimora, in una grande casa piena di orologi, di cui il marito era un appassionato collezionista. Ha appena licenziato il giardiniere che lavorava per lei da più di venticinque anni e, mentre sta cercando di spostare dei vecchi mobili da giardino, si offre di aiutarla una ragazza che passa di lì per caso, Elizabeth Abbott. La giovane sta cercando un lavoretto estivo, e la signora Emerson le offre un posto da tuttofare, in quella sua enorme casa bisognosa di mille piccoli interventi. L'arrivo di Elizabeth nella famiglia Emerson, composta da sette figli adulti che raramente fanno visita all'anziana madre, fa scattare una molla nascosta: la ragazza si trova fatalmente legata a questo bizzarro gruppo di persone, che ben presto sembrano non poter più fare a meno di lei. Come sempre, Anne Tyler ci presenta e ci descrive, con sguardo acuto e affettuoso insieme, un ventaglio di personaggi tanto peculiari quanto semplici e umani che, come tali, comunicano tutto il loro essere, fatto di sentimenti, speranze, dubbi, paure e sogni. E' la storia di una famiglia numerosa che pare sempre a un passo dallo sgretolarsi, e che invece resiste, tenuta insieme, suo malgrado, da un vincolo che solo in superficie si presenta sfilacciato ed estremamente labile. Mancando la figura del capofamiglia, il ruolo centrale spetta di diritto a due grandi personaggi femminili, la signora Emerson ed Elizabeth. Passano gli anni, cambiano gli scenari, ma sarà sempre la ragazza, pur nel suo improbabile disordine e nella coriacea gelosia della propria indipendenza, ad assumersi il faticoso compito di tenere vivo il senso della comune appartenenza.

 

Traditori

Ed McBain

Isola, una calda serata di giugno. Un anziano violinista cieco viene trovato morto in un vicolo vicino al locale in cui lavora: un club equivoco gestito da un malavitoso colluso con la mafia. Il vecchio, che ha perso la vista in Vietnam e da allora fa uso di stupefacenti, si è beccato due colpi di pistola in faccia senza motivi apparenti; l'assassino, infatti, non ha rubato niente. Steve Carella e i detective dell'87° Distretto brancolano nel buio. Le cose si complicano quando pochi giorni dopo viene rinvenuto un altro cadavere e le indagini mostrano che l'omicidio potrebbe essere opera della stessa mano. Questa volta la vittima è una rappresentante di cosmetici, trovata morta nella cucina del suo appartamento, freddata da due colpi esplosi dalla stessa pistola che ha ucciso il violinista. Anche in questo caso non ci sono segni evidenti di furto, ma poco prima di morire la donna ha confidato al suo capo che temeva di essere pedinata. Chi può essere interessato a uccidere una tranquilla signora di cinquantasette anni? E quale può essere il collegamento tra i due omicidi? Carella e gli altri detective del distretto si ritrovano impantanati in una vicenda complessa: il duplice omicidio potrebbe essere opera di un sicario deciso a vendicare qualche torto nascosto nel passato del violinista senza nemici e della donna perbene. Ma prima che gli investigatori riescano a sciogliere l'enigma, ci sarà tempo per altri omicidi. "Traditori" è un romanzo sorretto da dialoghi serrati, uno stile diretto e un ritmo incalzante che scorre veloce fino alle ultime imprevedibili pagine: il testamento narrativo di un autore entrato fra i classici della crime fiction.

 

Un cappello pieno di ciliege. Una saga

Oriana Fallaci

"Ora che il futuro s'era fatto corto e mi sfuggiva di mano con l'inesorabilità della sabbia che cola dentro una clessidra, mi capitava spesso di pensare al passato della mia esistenza: cercare lì le risposte con le quali sarebbe giusto morire. Perché fossi nata, perché fossi vissuta, e chi o che cosa avesse plasmato il mosaico di persone che da un lontano giorno d'estate costituiva il mio Io." Così comincia questa straordinaria epopea della famiglia di Oriana Fallaci, una saga che copre gli anni dal 1773 al 1889, con incursioni nel passato (tra un'antenata leggendaria messa al rogo dall'Inquisizione per aver cucinato carne in Quaresima e un avo rapito dai pirati di Algeri) e in un futuro che precipita verso il bombardamento di Firenze del 1944, nel quale andrà distrutta anche la cassapanca con i cimeli delle generazioni di Fallaci, Launaro, Cantini, Ferrier... È una storia dell'Italia rivoluzionaria di Napoleone, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II attraverso le avventure di uomini come Carlo che voleva piantare viti e olivi nella Virginia di Thomas Jefferson, Francesco marinaio, negriero e padre disperato, Giovanni assassino mancato del traditore Carlo Alberto, Giobatta sfigurato nel volto e nell'anima da un razzo austriaco durante la battaglia di Curtatone e Montanara; e donne indomite come la Caterina che alla fiera di Rosìa indossa un cappello pieno di ciliege per farsi riconoscere dal futuro sposo Carlo Fallaci, o come una bisnonna paterna di Oriana, Anastasìa, figlia illegittima, ragazza madre, pioniera nel Far West e forse tenutaria di un bordello a San Francisco. È il racconto di destini intrecciati e sommamente romanzeschi: la figlia segreta di un Grande di Spagna s'imbarca a Barcellona su un veliero danese diretto a Genova e incontra un nostromo livornese fino a quel momento misogino; un ex soldato di Napoleone, vetturale e carbonaro in incognito, accompagna la cognata sarta a Lucca e i ritardi e il maltempo lo spingono a passare con lei la notte in una locanda; un emissario della sventurata rivoluzione polacca affitta una camera, a Torino, presso un calvinista che i cattolicissimi polacchi li detesta fino a taglieggiarli, e soprattutto ha una figlia quasi in età da marito. Sono solo alcuni degli eventi che - catalizzati da quel "sentimento misterioso, inspiegabile, imprevedibile, incontrollabile, cieco, e spesso inopportuno, che chiamiamo Amore" - concorrono a formare il patrimonio genetico di Oriana. Dopo anni di ricerche, l'autrice ha visto la cronaca familiare trasformarsi in "una fiaba da ricostruire con la fantasia": "la realtà prese a scivolare nell'immaginazione e il vero si unì all'inventabile poi all'inventato... E tutti quei nonni, nonne, bisnonni, bisnonne, trisnonni, trisnonne, arcavoli e arcavole, insomma tutti quei miei genitori, diventarono miei figli. Perché stavolta ero io a partorire loro, a dargli anzi ridargli la vita che essi avevano dato a me".